martedì 14 ottobre 2014

Fotografia:Il monte Tabor e la basilica della Trasfigurazione di Gesù


Il monte Tabor e la basilica della trasfigurazione di Gesù.

Sul monte Gesù porta i suoi discepoli, Pietro, Giovanni e Giacomo e li si trasfigura.Gesù  manifesta la sua gloria mentre  si prepara a salire verso Gerusalemme dove dovrà affrontare  la sua passione e la sua morte.


Confesso, che ripercorrere le strade i luoghi dove  ha camminato Gesù, ed è iniziata la storia del cristianesimo, che ha visto miliardi di persone prima di me  andare in pellegrinaggio per toccare i luoghi dove  tutto è iniziato è emozionante e ti avvicina moltissimo al Mistero che ha investito il mondo 2000 anni fa, quando "il verbo si fece carne."

Il vangelo parla di una" alta montagna  della Galilea,"dove Gesù si trasfigura e non precisa quale sia, nella lettera a Pietro  la qualifica come "la santa montagna" Il primo a indicarlo nel Tabor è san Cirillo da Gerusalemme nel 347 d.C.nelle sue catechesi ai battezzanti.Su quel monte furono costruite tre chiese, in memoria delle tre tende che Pietro voleva fare, per Gesù, Mosè ed Elia, dove i monaci vegliavano a turno, giorno e notte in preghiera.
La basilica è stata progettata e costruita nel 1924, ricalca le tracce delle costruzioni che l'hanno preceduta.La basilica ha tre navate  sotto l'abside, la cripta a ricordo della trasfigurazione di Gesù. L'altare è quello rinvenuto dagli scavi, il tracciato della chiesa crociata.I mosaici rappresentano la nascita, l'eucarestia, la passione-morte e la resurrezione. Sopra l'altare maggiore c'è il mosaico della trasfigurazione.Vi propongo alcune fotografie fatte da me.
Pubblicato da Anna Ascione-diritti riservati
Dal Monte Tabor
Basilica della Trasfigurazione 
Fotografia:entrata alla Basilica della Trasfigurazione del Monte Tabor
Entrata alla Basilica della Trasfigurazione del Monte Tabor
Interno della basilica della Trasfigurazione del monte Tabor
Interno della basilica della Trasfigurazione del monte Tabor
Mosaico degli Angeli basilica della Trasfigurazione Monte Tabor
Interno della basilica della Trasfigurazione del monte Tabor

giovedì 2 ottobre 2014

fotografia bianco e nero : il volto stupito del bambino polacco

Fotografia in bianco e nero del bambino polacco

"Il bambino polacco" è una fotografia a cui sono particolarmente affezionata, l'ho scattata nel 1977, nella bellissima campagna polacca, cosi piena di luce e immensa.Mentre giravo fra quelle povere case dei contadini in  quella Polonia ancora sottomessa al regime comunista.Lo vidi fuori dalla porta di  casa seduto per terra che mi guardava stupito e con una domanda stampata sul viso.Semplice e  bellissimo, con il suo piccolo cappellino bianco, pulito, con la sua giacca  a quadretti.Gli rubai questa foto che  da allora,  mi si è stampata nel cuore. E cosi quel viaggio è continuato nel mio cuore anche attraverso il volto stupito di un bambino, che vale più di mille parole e ti fa ritornare un po bambina...
Vi propongo la mia fotografia
Pubblicato da Anna Ascione-diritti riservati
Il bambino polacco

giovedì 25 settembre 2014

Fotografia: da Cartier -Bresson al digitale, quell'attimo ci sorprende ancora?

Cartier - Bresson e l'attimo che ci sorprende.


Il grande maestro della fotografia Henri Cartier -Bresson nel suo libro l'Immaginario dal Vero ha scritto: " Noi giochiamo con cose in continua sparizione, è impossibile farle rivivere" Ogni istante della realtà è unico e irripetibile e non sarà mai uguale ad un altro, per questo trovo profondamente vero questo pensiero di Cartier-Bresson il quale continua il discorso dicendo:" siamo chiamati a sorprendere la realtà con quel quaderno di schizzi che è il nostro apparecchio fotografico, a tirarla fuori e fissarla, ma non manipolarla né durante le riprese, ne tanto meno nel nostro oscuro laboratorio con qualche ricetta fatta in casa. Sono trucchi che saltano all'occhio di chi sa vedere" 

Per Cartier-Bresson, fotografare era un modo di vivere, un grido, un modo di affermare la propria originalità.
Questo è possibile solo se si ama la realtà e la si vive con passione. La fotografia in questi decenni è profondamente cambiata, ha perso la sua vocazione iniziale,  con il digitale le foto sono sempre più ritoccate,sempre più finte,ci preoccupiamo meno di usare   la luce come un pennello con cui scrivere la nostra immagine e raramente osserviamo prima di scattare. Ci limitiamo a  registrare i momenti che ci passano davanti  e cosi produciamo milioni di immagini che ci passano sotto gli occhi nei social, fotografie a cui è difficile dire veramente queste  son  belle e mi piacciono perchè mi trasmettono l'emozione di quell'attimo irripetibile che sorprende chi lo guarda, quella originalità che rende unico l'istante. E' difficile nuotare in questo fiume di immagini che ogni giorno ci investono, prodotte in serie e a costo bassissimo, dove passano per 1 minuto senza lasciare nulla  e che ci fan dimenticare che la fotografia è un grido, un modo di vivere, uno sguardo profondo che va oltre il reale. Forse è arrivato un momento di fermarsi a pensare,  capire  come è possibile tornare a sorprendersi e sorprendere.
Allego 3 immagini semplici, momenti in cui mi son fermata perchè la luce, il panorama, i colori, hanno attirato la mia attenzione e ancora una volta mi sono  sorpresa di come la realtà è più grande e più bella di come io la posso immaginare e cosi ho cercata di trattenerla con me per sempre.

Pubblicato da Anna Ascione-diritti riservati.

fotografia:cielo rosso sul Monte Rosa
fotografia:il prato giallo nella campagna varesina.
Fotografia: prima del temporale sul Monte Rosa.


domenica 21 settembre 2014

A rischio chiusura il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello a Milano, milioni di fotografie dal dopoguerra a oggi


 

 Il museo di arte contemporanea di fotografia a rischio chiusura

Leggo con profonda tristezza questa notizia sul Corriere della Sera la trovate qui cioè che il Museo di  Fotografia Contemporanea di Cinisello  Balsamo ( Milano) rischia la chiusura perchè mancano 200 mila euro da mettere nel bilancio . Mi chiedo cosa ne faranno del patrimonio di due milioni di fotografie dal dopoguerra ad oggi? Cosa ne faranno della nostra memoria storica? Artisti come Gabriele Basilico, Letizia Battaglia, Gianni Berengo Gardin, luigi Ghirri, Uliano Lucas,ecc...e  tutto l'archivio analogico della agenzia fotografica di Grazia e Neri di cui ne  conosco il valore, rischiano forse, di finire in cantina o in qualche soffitta polverosa, sperando in un futuro migliore?Questo museo contemporaneo che si trova a villa Ghirlanda come dice giustamente il Corriere è un luogo di cultura di grandissimo valore,
Museo di arte contemporanea di Cinisello Balsamo
ed è l'unico in Italia ad essere dedicato esclusivamente alla fotografia. La  proprietà è degli enti pubblici ed è  diventato  un punto di educazione per le scuole, di confronto, oltre che di studio. Come è possibile che la Provincia di  Milano non riesca a trovare i soldi per salvare questo archivio di immagini che nel corso degli anni ha accumulato un notevole patrimonio di negativi e foto sull'Italia?

Il rischio della chiusura del Museo di fotografia  mi  preoccupa e per questo desidero dar voce alla mia  protesta, sperando che il Museo rimanga aperto. Il museo è stato costituito da una fondazione tra Provincia di Milano, il comune di Cinisello Balsamo nel 2005

Anna Ascione-diritti riservati

giovedì 18 settembre 2014

Foto:Panoramica sulla città vecchia di Gerusalemme,il centro del mondo.

Fotografie, panoramica su Gerusalemme

Gerusalemme per me è la città più emozionante che abbia mai visitato, quando arrivi ti senti buttato nell'abbraccio della storia e tutto prende forma, profumi e colori. Queste fotografie della città vecchia di Gerusalemme, quel km quadrato reclamato da tutti, lo spazio più conteso al mondo, dove la pietra è colorata  dalla luce, cioè, dal bianco del mattino al rosso di sera. In questo piccolo fazzoletto di terra, convivono le tre religioni più importanti al mondo, le tre fedi legate all' unico patriarca Abramo: il Muro del pianto per gli Ebrei, la Basilica del Santo Sepolcro per i cristiani e la Cupola della roccia per i musulmani.Questo luogo è considerato il centro del mondo, secondo la tradizione la città vecchia fu costruita nel 1004 A.C da re Davide ed è circondata da mura lunghe 4 km con 34 torri e 7 cancelli. I quartieri sono quattro, quello degli ebrei, dei cristiani, degli armeni e dei musulmani
Alcune panoramiche sono riprese dal Monte degli ulivi,  dove Gesù insegnò il Padre Nostro ai suoi discepoli e predisse la distruzione di Gerusalemme.In questo luogo Gesù amava ritirarsi a meditare e a pregare mentre guardava Gerusalemme e i suoi figli.
Anna Ascione-diritti riservati

Gerusalemme vista dal Monte degli Ulivi
Gerusalemme
Gerusalemme Est dove vivono i palestinesi
Gerusalemme

Gerusalemme
Gerusalemme

lunedì 15 settembre 2014

Rilke, l'albero e la vita (foto)

Rilke e  la foto dell'albero ...

Occorre maturare come l'albero  "che non incalza i suoi succhi e sta sereno nelle tempeste di primavera senza apprensione che l'estate non possa avvenire". Questa affermazione del poeta Rilke è l'unico coraggio che ci viene richiesto, perchè solo chi è disposto a tutto, potrà attingere alle profondità dell'esperienza e guardare alla vita come ad un destino. L'albero è un soggetto che ripeto spesso nelle mie fotografie accompagnato dall'acqua e spesso rifletto su questo, perchè le due cose stanno insieme simbolicamente fra terra e vita. Un albero per potersi sostenere ha bisogno di grandi radici, di acqua e di sole. La natura è sempre madre e ci indica come poter crescere forti e sani nella vita.

La foto dell'ultimo mio albero, presso un piccolo lago..
Anna Ascione-diritti riservati.
Albero-Ghirla.2014

giovedì 28 agosto 2014

E.Munch golgota: dolore, croce e speranza

Il Golgota di Munch e l'umana ferita

Munch Golgota - olio su tela   ( 80x20 cm ) 1900 Oslo Munch Musset
Il Golgota di Munch è esposto al Museo di Oslo,è stato dipinto alla fine del 800,   incarna quella riflessione di un periodo storico, quando è crollata una spinta positivistica e si era ridotta l'influenza del cristianesimo in Europa, l'uomo si ritrova solo, sfiduciato e in balia degli eventi e cerca  disperatamente  un senso. Questo quadro nasce mentre  Munch è ricoverato al Kornhaug Sanatorium per alcolismo, ricordo che la vita di questo artista è stata costellata dal dolore per  gravi lutti familiari che ha vissuto fin dalla giovane età. Questo quadro non ha nulla di sacro, è un grido di dolore che si alza nel cielo plumbeo, il crocefisso rimane al centro della scena, mentre   davanti ci sono volti  ben visibili e  dietro i volti  si sfumano verso la croce in  una danza della sofferenza con  di lato  braccia che tendono
verso il Cristo crocefisso. Munch, attraverso la sua arte assume su se stesso,  il macigno e il  dolore del suo tempo, se ne fa carico  cercando di redimerlo attraverso la pittura per restituirlo all'umanità , nonostante la storia sia composta di  una accozzaglia di uomini ignari.L'artista diventa testimone del suo tempo solo assumendo su di se il destino dell'uomo "soffrendolo" attraverso la propria carne,  arricchendola di una  umana ferita che diventa la strada per  ridare il senso alla storia  oltre l'orrore che vive, è questa la vocazione  del genio. La croce rimane centrale nel quadro,il  punto di luce per  il dolore dell'uomo che è in  cerca di  speranza  per non cadere nell'abisso e cosi l'arte diventa una preghiera.

 La crudezza di questo quadro ci mette di fronte al fatto che l'uomo ha bisogno di bellezza per essere rialzato dall'abisso e cosi ci troviamo di fronte ad  una profondissima preghiera di Munch per se e per l'uomo del suo tempo.
 Anna Ascione-diritti riservati.

martedì 5 agosto 2014

La poesia contro la guerra di Quasimodo è sempre attuale :Uomo del mio tempo

                                      Quasimodo: Uomo del mio tempo

Sei ancora quella della pietra  e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga
con le ali maligne,le meridiane di morte,
ti ho visto-dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. Ti ho visto, eri tu, 
con la tua scienza esatta,persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo.Hai ucciso ancora,
come sempre,come uccisero i padri, come uccisero,
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello di all'altro fratello:
"andiamo nei campi".E quell'eco freddo, tenace,
è giunto fino a te,dentro la tua giornata.
Dimenticate,o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra,dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri,il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo- Uomo del mio tempo.

E' ancora attuale  questa poesia, ancora sentiamo quell'odore del sangue, che non cambia nei secoli, e anche le  lacrime hanno sempre  lo stesso sapore e la morte porta allo stesso dolore e l'uomo continua a combattersi, Purtroppo!

Gerusalemme: Muro del Pianto

                                                   Palestina.

lunedì 21 luglio 2014

Fra le macerie di Kabul i bambini continuano a giocare, le foto di Francis Alys al Donna Regina di Napoli.

I bambini fotografati da Francis Alys in Afganistan

Mi hanno colpito queste  foto di  bambini in Afganistan che srotolano una bobina cinematografica, mentre l'altro lo segue riavvolgendola, giocano  fra  le macerie che li circondano a Kabul. Le foto sono di Francis Alys, fotografo Belga di Anversa.Il museo d'arte contemporanea Donna Regina di Napoli ospita una mostra personale di questo artista,  immagini riprese nei vari luoghi dell'Afganistan, dal 2010 al 2014, dal titolo: Reel-Un Reel ( Afghan Project 2010-2014) Una bobina e una  pellicola, simboli della  comunicazione occidentale , un materiale raro e se posso permettermi di dirlo anche inviolabile perchè nella realtà difficilmente diventerebbe uno strumento di gioco,  pena è la distruzione del materiale stesso.La pellicola viene distrutta dalle righe e dalla polvere, con la sua storia, con la sua memoria, dei media occidentali, con agende politiche che hanno influenzato la cultura dei popoli.Il trofeo viene portato per la vie della città distrutta, con l'abilità che ricorda i vecchi giochi che si facevano in Europa con un cerchio o una ruota.Fra le macerie di Kabul i bambini continuano a giocare e cosa importa con cosa lo fanno....
bambini a Kabul
bambini a Kabul
Kabul

Kabul

Pubblicato da Anna Ascione-diritti riservati                                                                                              

mercoledì 9 luglio 2014

Van Gogh: Fra il sentire dell'arte e l'esigenza di un amore assoluto

L'amore assoluto in Van Gogh

Van gogh
Più divento dissipato, malato, vaso rotto più io divento artista, creatore, entro quel grande rinascimento dell'arte di cui parliamo. Le cose sono certamente cosi, in  me quest'arte eternamente viva, e questo rinascimento, questo germoglio verde che spunta dalle radici del vecchio tronco tagliato, sono cose talmente spirituali che ci assale una certa malinconia pensando con quanta minor fatica si sarebbe potuto vivere la vita, invece di far la fatica dell'arte.


Bè, cosa vuoi quello che uno ha dentro traspare anche al di fuori. Uno ha un grande fuoco nel suo cuore e nessuno viene mai a scaldarcisi da vicino, e i passanti non vedono che un poco di fumo in cima al camino, e poi se ne vanno per la loro strada.

Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede: " Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l'eternità?"
Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? E' un effetto profondo , serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente. Ma chi non riesce ad avere questo rimane chiuso nella morte. Ma da dove rinasce la simpatia, li rinasce anche la vita. Talvolta la prigione si chiama: pregiudizio, malinteso, ignoranza fatale di questa o di quest'altra cosa, sfiducia, falsa vergogna.

Sebbene tu abbia fatto abbastanza carriera senza una " lei e nessun'altra", sebbene tu sappia concludere buoni affari senza una "lei e nessun altra", sebbene tu sia un uomo di buona volontà, energia e carattere, senza una "lei e nessun altra" sebbene tu abbia acquistato esperienza e buona conoscenza degli uomini senza una "lei e nessun' altra", sebbene tu sia brillante e coraggioso senza una "lei e nessun'altra", sebbene tu osi schierarti da una delle due parti e non ami tentennare fra due opinioni senza...Tutta via farai più strada nel mondo,sarai più sicuro di te stesso, avrai più volontà, energia e carattere, acquisterai maggiore esperienza e una profonda conoscenza degli uomini, sarai più brillante e coraggioso, saprai difendere coraggiosamente le tue idee, avrai minor tendenza all'indecisione..quando troverai qualcuno che possa diventare " lei e nessun'altra". In breve sarai maggiormente te stesso e con un'onestamente intesa e profonda e sentita " lei e nessun'altra" che non senza.
Vincent Van Gogh-lettere a Theo.

Così scriveva Van Gogh a suo fratello, raccontando la " mancanza" di una " lei e nessun'altra" cioè di un amore dove poteva compiersi.
Eppure questa lotta fra il sentire dell'arte e l'esigenza di amore assoluto è ciò che ha condotto nella sofferenza della solitudine, questo grande artista, che è rimasto piegato nel suo compito fino alla morte, pagando in questo modo un dolore che ha reso la sua arte eterna.
Non posso che commuovermi dinnanzi alle sue parole, alla sua arte, spesso cosi piena di colori e di vita, pensando al suo dolore.

Pubblicato da Anna Ascione.

sabato 28 giugno 2014

Riccardo Muti : investire in cultura e bellezza per salvare l'anima del popolo.

Riccardo Muti

Riccardo Muti e la necessità della bellezza.


Se togliamo ai nostri figli la possibilità di avvicinarsi all'arte, alla poesia, alla bellezza, in una sola parola alla cultura, siamo destinati a un futuro di gente superficiale e pericolosa. Per questo occorre difendere un settore che non esiste per dare dei profitti, ma per parlare direttamente alla gente. Sottolineo che un’orchestra sinfonica costa molto, ma molto meno di un giocatore di calcio.
I dittatori hanno sempre cercato di chiudere la bocca agli artisti e agli intellettuali, perché la cultura, nonostante l’imbarbarimento estetico al quale stiamo assistendo, continua a essere l’anima del popolo.

L’Europa ha alle spalle una storia importantissima, sul piano culturale è stata a lungo leader nel mondo. Ora non può dimenticarlo:per risalire e tornare propositiva, basterebbe che i governi dei vari Paesi togliessero un po’ di denaro alle cose superflue e lo destinassero prima all'educazione, poi all'educazione e quindi all'educazione.
Riccardo Muti.

Ho trovato nel web queste affermazioni del maestro Muti, le ho sentite cosi mie che ho deciso di inserirle in questo blog. Il maestro Muti esprime un pensiero importantissimo su cui dobbiamo riflettere e non farci portare via la bellezza e la cultura da un potere politico che ci sta portando verso l'imbarbarimento estetico e morale.
Pubblicato da Anna Ascione-diritti riservati

mercoledì 25 giugno 2014

Fotografia:la fantasia del creato nella potenza e la fragilità dei fiori

Fotografia: la potenza e la fragilità dei fiori


La potenza e la fragilità di un fiore, daranno sempre all'occhio umano un senso di bellezza e  come diceva Rodin:" ogni fiore ha un parola cordiale che la natura  rivolge verso l'artista". 
I fiori sono un soggetto semplice da fotografare, sono belli, contengono forma e colore, vivono nella loro scenografia naturale dove si nascondono  colori che fanno da corollario alla loro bellezza. Sono sempre stata stupita dalla loro forma,  dell'infinita fantasia della creazione che nessuna mente umana avrebbe potuto inventare.  Fanno parte di quel particolare che va oltre la nostra intelligenza perchè  ci immette nell'infinita realtà della natura, in quella potenza che è sempre accompagnata da una fragilità  la quale essendo delicata, è bisognosa di cure e  rispetto.Dante diceva  che:" tre cose ci son rimaste del paradiso: le stelle i fiori e i bambini"   e forse è per questo che i fiori sono da sempre associati all'amore....che da sempre è potente e anche fragile e che se non viene curato  appassisce, come ci insegna la natura con i suoi bellissimi fiori.

E' molto più facile cogliere il particolare di un fiore o di una pianta in studio piuttosto che all'aperto. Qui, infatti, anche il più leggero soffio di vento può muovere la composizione, la luce si rivela spesso inadatta e l'ambiente difficile anche per il fotografo esperto.Bisogna stare attenti al calore delle lampade che potrebbero far appassire i fiori.
Anna Ascione diritti riservati.

fiore
fiore

fiore
fiore

fiore
ape e fiore


crisantemi
fiore
fiore
rosa

crisantemi coreani
ape e fiore

fiori




venerdì 13 giugno 2014

Grandi fotografi: Genova una mostra ricorda Robert Capa a 100 anni dalla sua nascita

Robert Capa e il suo occhio artistico

Dal  6 giugno al 5 ottobre 2014  è aperta a  Genova al palazzo Ducale, una mostra per ricordare il grande fotografo Robert Capa nato a Budapest 100 anni fa.

Ha fondato insieme ai suoi amici Henri Cartier Bresson, David Seymour, George Rodger e William Vandivert l'agenzia  fotografica cooperativa " Magnum ".

Robert Capa ( immagine web)
Robert Capa attraverso il suo occhio artistico ci ha lasciato numerose testimonianze fotografiche: negli anni 30 fotografa i  tumulti di Parigi del fronte Popolare, la Spagna delle guerre civili, dove   con la sua compagna  Gerda Taro  fotografa la resistenza di Madrid e durante la battaglia di Brunete  lei cade e muore  nella confusione  della folla, rimanendo schiacciata da un carro armato del governo spagnolo. Capa che sperava di sposarla, non si solleverà mai più da questo dolore.
Poi, si trasferisce in Cina per documentare la resistenza contro l'invasione giapponese,  dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale e alcuni mesi trascorsi in Messico, inizia collaborare per la rivista "Life" per fotografare la campagna presidenziale e le elezioni .Subito dopo lo vediamo a bordo dei convogli dei trasporti aerei americani in Inghilterra, dove realizza numerosi servizi sulla guerra  e nel marzo del 43 si sposta in Sicilia dove fotografa i successi militari degli alleati fino alla liberazione di Napoli.Capa continua la sua marcia, il 6 giugno sbarca con il primo contingente delle forze americane a Omaha-Beach in Normandia e poi si mette al seguito delle truppe americane e francesi che si conclude il 25 agosto con la liberazione di Parigi.

Robert Capa ( immagine )
Dopo la guerra si trasferisce a Hollywood, dove scrive le sue memorie di guerra, ma poi capisce che il mondo del cinema non gli piace e si trasferisce per 2 mesi in Turchia dove realizza le riprese di un documentario.
Dal 1948 al 1950 effettua 3 viaggi in Israele e nel 1954 trascorre 3 mesi in Giappone, giunge ad Hanoi per fotografare la guerra dei francesi in Indocina, il 25 maggio mentre accompagnava una missione militare francese da Namdinh al delta del Fiume Rosso, durante una sosta si allontana in un campo e purtroppo calpesta una mina anti-uomo e rimane ucciso.
A uomini come Robert Capa,noi tutti dobbiamo dire grazie, perchè le sue immagini restano nel tempo e ci rendono la testimonianza umana e terribile della guerra.

Testo di Anna Ascione diritti riservati le immagini sono tratte dal web.







mercoledì 4 giugno 2014

Fotografia pura e amore per la vita

La fotografia realista


August Rodin scriveva: " I migliori soggetti sono davanti a noi, si tratta delle persone che conosciamo meglio....la cosa principale è essere commossi,  amare, sperare, fremere,vivere. Essere uomini prima che artisti." 
E il grande scultore ci ha lasciato questa testimonianza nelle sue opere, ma anche nella fotografia che è nata come opera realista, mi ha fatto sempre
 pensare di utilizzare la macchina fotografica per rappresentare la vita e cercare di restituire la vera sostanza e quintessenza delle cose in sè. Cercando di testimoniare attraverso ciò che vedo e incontro la mia commozione, il mio fremito, il mio amore per la vita.Oppure, semplicemente restituire, attraverso l'obbiettivo e un click qualcosa che abita in  questo infinito che ci ospita.Alcuni grandi fotografi sono stati dei veri maestri in questo e lo hanno realizzato attraverso "la fotografia pura" che si chiama "realismo"  dedicando la loro vita al loro pellegrinaggio fotografico. Oggi, grazie a loro abbiamo  un patrimonio artistico e di testimonianza di vita che passa fra le generazioni,  rendendo  quei pezzetti di mondo fotografati immortali nel tempo. Allego a questo post due immagini di una scultura di una donna incinta che ho ripreso alla  Rocca di Angera sul lago Maggiore, che mi hanno colpito moltissimo per il loro simbolismo, che si riallaccia alla proprietà del"materno" contraddistinguendosi nella sua duplice natura, positiva e negativa, della madre amorosa e terribile.
maternità  Rocca di Angera a Varese

maternità Rocca di Angera a Varese
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